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La voce

del tassobio

La Casa del Mio Dialetto

 

  • La Casa-Torre di Castellaro

    Questo sito, nato nel marzo del 2012 e oggi rinnovato, è dedicato a chi ama il dialetto e crede che sia giusto salvarlo. Qualsiasi dialetto.

    Il mio è quello della Val Tassobio, che si trova sull'appennino di Reggio Emilia.

    Alla lingua della mia terra ho dedicato anni di studio, ricerche e pubblicazioni.

    Ho deciso di condividerle con tutti, per salvare una storia che rischia di scomparire.

    Essendo il dialetto un fenomeno principalmente orale, ho voluto fornire strumenti moderni per farne conoscere e comprendere non solo la grafia, ma anche la fonetica.

     
  • La Casa-Torre di Castellaro

    Questa è la vallata dominata dal Castellaro, la casa a torre che potete vedere nella foto a fianco.

    Si trova nel comune di Vetto d'Enza, ed è la culla storica della famiglia Rabotti, il luogo da dove veniamo e dove abbiamo organizzato nel corso degli ultimi vent'anni rassegne poetiche, mostre e feste popolari.
     

L'ultima Novità

  • Al và šù ridènd,

    al tûrna sú pianšènd.

    Scende ridendo, risale piangendo.   (Il secchio nel pozzo)

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  • Ciciarumbèla al gh’aîva un cavàl

    biânch e rùs e vèrd e šàl

    e tú-c i dì gh’ dêva la pimpinèla,

    viva l’amore di Ciciarumbèla.

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  • A, BÊ, CÊ, DÊ

    A, bê, cê, dê,

    ciàpa l’àši pr’i pê,

    ciàpal’âši per la cùa,

    tîrtle adrê fîn a ca’ tua.

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  • Le filastrocche hanno uno scopo prettamente didattico: inculcare nel piccolo la voglia di imparare; facilitare l’apprendimento mediante formule facili, con rime, musicalità, concetti semplici; dare loro la certezza che quelle norme, descritte in modo ludico, sono basilari per il comportamento; servirsi delle filastrocche per controllare se la mente del piccolo è aperta, normale, o presenta qualche carenza.

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  • Per scongiurare la grandine

    L’uomo si sente debole e indifeso di fronte ai fenomeni naturali. Per questo demanda ad altri esseri il compito di placare le divinità adirate e di mantenerle propizie. La cosa diventa, naturalmente, devozione (de-voveo = faccio voto), che può essere vista come dedizione o come paura. Tutto l’ambiente circostante è abitato da innumerevoli entità che sfuggono al controllo umano, perciò conviene tenersele buone, non irritarle oppure evitarle. Ecco alcune soluzioni per difendersi dalla grandine:

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  • Cosa si intende per Superstizione

    Ufficialmente è: “Attribuzione a cause soprannaturali di fenomeni spiegabili razionalmente”.  E aggiunge: “Credenza basata su ignoranza e suggestione”. Cicerone considerava superstizione l’atteggiamento di chi “importuna continuamente gli dei con voti e sacrifici per mantenere sani e salvi i propri figli”. E le definiva superstitiones aniles = superstizioni da vecchiette. In conclusione possiamo accettare la definizione di una paura verso eventi che superano il percorso naturale, ma che si possono spiegare razionalmente.

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  • Verso la fine di maggio o nei primi giorni di giugno si svolgeva la processione delle Rogazioni. Se l’annata si presentava arida, o troppo piovosa ci si premurava di chiedere l’aiuto divino. Ma questo gesto valeva anche per scongiurare temporali e grandinate o, peggio ancora, gli incendi, le pestilenze e la guerra. “A fùlgure et tempestàte; A flagello terræmòtus; A peste, fame, et bello” cantava il sacerdote, e la gente rispondeva: “libera nos, Domine. Come dire: pensaci Tu perché noi siamo impotenti di fronte a queste disgrazie.

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  • La solennità ricorreva il 3 maggio in ricordo del ritrovamento della Croce di Gesù, per l’intervento diretto di Sant’Elena, la madre di Costantino imperatore.

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  • Culto Mariano in Val Tassobio

    La devozione alla Madonna è radicata e sentita ancora oggi, dopo la dissacrazione seguita alla seconda guerra mondiale e al materialismo che ne è derivato. Ci spiegavano, quando ero ragazzo, che è più facile rivolgersi alla Madonna come ad una madre che direttamente a Gesù. Nel nostro territorio la Madonna viene venerata sotto titoli diversi.

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  • La devozione ai Santi ha un modo proprio di manifestarsi.
    C’è di mezzo la devozione personale, la predicazione, specialmente durante le Sacre Missioni, le grazie ricevute, o semplicemente richieste.

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BÛN CUMPLEÀN, SITULÎN!

Câr al mi’ fagutîn, l’é bèli un àn
che t’ vûl pr’ària, cumpàgn a ’na parpàja,
e la gênta la t’ vèd, la s’imbarbàja
e la t’ völ augurâr: ’Bûn cumpleàn’!
Te t’ê cme un angiulîn ch’al gîra in cêl,
ch’al smöv l’ària d’i’ ricôrd, d’ la nustàlgìa.
I’ arvèd persûni, stòrji, ’na famìa,
sfumâdi int i ricôrd, cmé sùta a un vêl.
Adès che t’ê chersû dàt mu’ da fâr,
sêrca d’ la gênta interesâda e atênta.
Spiêga a chî ch’i’ gh’han vöja d’ascultâr
che ’l dialèt l’interèsa a tânta gênta.
Invidji in ca’, fàj sèdr’ avšîn al fuglâr,
dìgh che ’l dialèt a n’ se pöl mia scurdâr!
(scritta per il primo compleanno del sito
il 13 marzo 2013)
Caro il mio pupattolo, è già un anno
che voli in aria come una farfalla,
e la gente ti vede, resta abbagliata,
e ti vuole augurar: Buon compleanno!
Sei come un angioletto che gira in cielo,
che smuove l’aria dei ricordi, della nostalgia.
Rivedo persone, storie, una famiglia,
sfumate nei ricordi, come sotto un velo.
Ora che sei cresciuto datti da fare,
cerca gente interessata e attenta.
Spiega a coloro ch’han voglia d’ascoltare
che il dialetto interessa a tanta gente.
Invitali ad entrare, falli accomodare vicino al focolare
e di’ loro che il dialetto non si può dimenticare!

Etimologia

Da qualche tempo ogni numero del mensile Tuttomontagna ospita una mia rubrica dedicata all'etimologia dei termini dialettali.

Qui ho raccolto tutte le puntate precedenti: l'ultima la potete leggere nel numero attualmente in edicola.

I numeri precedenti li potete trovare qui:

Numeri dall'1 al 10

Numeri dall'11 al 20

Numeri dal 21 al 30

Numeri dal 31 al 40

Numeri dal 41 al 50

Numeri dal 51 al 55

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