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La voce

del tassobio

Leggende III

Compiano e il prete calvo

Il vescovo lo aveva nominato parroco di Compiano. Si chiamava Don Zani, fresco di ordinazione. Quell’isolamento dal mondo, quella solitudine era una promozione o un castigo? Fin dal seminario don Zani nutriva un forte richiamo per la musica a tal punto che dubitò se proseguire la carriera ecclesiastica o passare al conservatorio. Ne parlò col padre spirituale, e questi gli fece capire che le due cose non erano contraddittorie. Anzi, avrebbe potuto istituire una affiatata Schola cantorum capace di nobilitare la celebrazione delle sacre funzioni.

Ma a Compiano don Zani si dedicò con tutte le forze ad un apostolato proficuo, a tal punto che ben presto la comunità lo considerò "Uno di noi", come dicevano gli uomini. Ma a Compiano non c'era l'harmonium. E Don Zani non tralasciò alcun sacrificio pur di acquistarlo, anche se la sua attenzione era rivolta più alla povera gente che alla musica.

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Leggende II

Brìch d'ariöl

Ogni paese ha la sua macchietta. Lo chiamavano Brìch non so se per la sua cocciutaggine o per altri motivi. Era di Ariolo, vicino a Pianzo, e di mestiere faceva il boscaiolo. Per lavorare meglio si era anche comperato un manarino nuovo (segröl). Ma un brutto giorno lo smarrì e a nulla valsero le ricerche. Non sapendo più cosa fare si recò dal parroco chiedendogli di fare un appello durante la predica domenicale. Ma anche il parroco era un tipo sui generis, ironico e forse anche burlone, che conosceva bene le sue “pecorelle”. La domenica seguente lanciò l'appello, ma in questa forma:

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Leggende I

VÈNERE o VENÈRA?

Il nome potrebbe avere a che fare con la dea Vènere, anche se oggi si pronuncia in altro modo. La corruzione di un termine nella parlata dialettale è frequente.

Di leggende ogni borgo ha le sue. E queste si perdono nella notte dei tempi, così si giustifica l’imprecisione nel racconto e le variazioni di chi le ripete. Quale è il borgo che non ha avuto un famoso castello anche se non se ne vedono le tracce? Monte Venèra di leggende ne ha una speciale, impastata di poesia e di storia, di realtà e fantasia.

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Indovinelli a doppio senso

Mi’ marî l’é Luigîn,

l’é un pô cìch ma al gh’ha i sbafjîn;

al gh’ha ‘l capèl cun la piúma

al càta al bûš sensa la lúma. (La talpa)

Mio marito si chiama Luigi, è piccoletto, ma ha i baffi;

ha il cappello con la piuma e trova il buco senza lume.

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Filastrocche I

Le filastrocche hanno uno scopo prettamente didattico: inculcare nel piccolo la voglia di imparare; facilitare l’apprendimento mediante formule facili, con rime, musicalità, concetti semplici; dare loro la certezza che quelle norme, descritte in modo ludico, sono basilari per il comportamento; servirsi delle filastrocche per controllare se la mente del piccolo è aperta, normale, o presenta qualche carenza.

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