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La voce

del tassobio

Leggende I

VÈNERE o VENÈRA?

Il nome potrebbe avere a che fare con la dea Vènere, anche se oggi si pronuncia in altro modo. La corruzione di un termine nella parlata dialettale è frequente.

Di leggende ogni borgo ha le sue. E queste si perdono nella notte dei tempi, così si giustifica l’imprecisione nel racconto e le variazioni di chi le ripete. Quale è il borgo che non ha avuto un famoso castello anche se non se ne vedono le tracce? Monte Venèra di leggende ne ha una speciale, impastata di poesia e di storia, di realtà e fantasia.

“Sulla sinistra del torrente Tassobio in prossimità del borgo di Ariolo, nella frazione di Pianzo, sorge Monte Venéra (467 m.) dove nel 1872 il Chierici e il Mantovani scopersero un “villaggio terramaricolo”. Questa interessante stazione preistorica presenta materiali ceramici e numerosi oggetti in bronzo quali pugnali, rasoi, asce, spilloni”. L’insediamento è dell'età del bronzo (VI-V° secolo a. C.).

Ma la fantasia della gente ha lavorato in passato e continua a farlo ancora oggi. C'è infatti chi narra di un castello sulla collina, con vicino un santuario al cui interno si trovava una grossa statua dorata dedicata alla dea Venere.

Di fronte al pericolo di un assedio la gente del luogo "nascose" il simulacro dentro un profondo pozzo per salvarlo dall'aggressore. Il castello venne raso al suolo e della statua non si seppe più nulla. Le generazioni si susseguirono e della statua non si parlò più. "Ma c'è ancora là, dice qualche vecchietto, e quando la sera cala sulla terra la dea esce dalla sua tomba di sassi e passeggia pei boschi...".

[Da SUPERSTIZIONI E LEGGENDE DELL'APPENNINO REGGIANO

a cura di A. Pietranera, 1993, pag. 12]

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